La terapia breve: una terapia non comune

Mi sono innamorata di questa terapia grazie al centro Virages in Belgio. Seguendo la mia formazione che continuo a seguire e migliorare, ho voluto intraprendere l'avventura e la sfida di far conoscere questo metodo che ha aperto i miei occhi e in cui credo profondamente, a tutti coloro che desiderano scoprirlo, sperando di portare un nuovo sguardo nella loro vita.

La terapia breve: cos'é?

E' un metodo che si basa sulla scuola di Palo Alto di cui Giorgio Nardone e' rappresentante in Italia. Un metodo concreto, incentrato sulla ricerca di soluzioni piuttosto che sulla ricerca dei motivi che portano al problema. Il rapporto con il terapeuta e' diverso dalle altre terapie in quanto paziente e terapeuta sono entrambi attivi, l'interazione e' costante e si basa principalmente sul presente e non sul passato del paziente. Perche "breve" ? perche e' un metodo che, come detto, mira alla soluzione del problema, non si eternizza oltre tale. Per i puristi, il numero di sedute massimo si aggira intorno alle 10-15, per me, il numero delle sedute varia in funzione del sentimento di miglioramento del paziente, la terapia puo continuare anche oltre la soluzione del problema, se il paziente non si sente pronto a chiudere la terapia.

Problemi e difficoltà trattati

Disturbi alimentari, fobie, angosce, ossessioni, tic, depressione, stress post traumatico, problemi relazionali, problemi di concentrazione, disturbi affettivi e sessuali, stress, molestie, burn out.

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Concretamente

Prima di tutto, paziente e terapeuta lavorano insieme per scoprire cosa fa soffrire la persona e quale emozione genera questa sofferenza. Quindi si fissa un obiettivo per la persona e si inizia a lavorare in quella direzione.

Alla fine di ogni sessione il terapeuta da al paziente qualcosa da fare fino alla sessione successiva: uno o più piccoli compiti da svolgere ogni giorno che completeranno il lavoro svolto durante sessione.

Questi compiti sono molto importanti perché conducono il paziente a diverse esperienze emotive che lo porteranno al cambiamento. La persona è attrice e attiva: deve quindi essere motivata se vuole un cambiamento. Di solito si programma una seconda sessione dopo due settimane, tranne richiesta del paziente.

All'inizio della sessione successiva, si farà il punto delle attività svolte dal paziente e si andrà avanti con la terapia. Se e quando il paziente si sentirà in grado di continuare da solo, si potrà mettere un termine alla terapia e risentirci dopo un anno.

Ovviamente, nulla impedisce al paziente di tornare nel frattempo, se necessario, o in caso di ricaduta o di un nuovo problema.

Di solito ci si concentra sul presente, si discute di ciò che porta il paziente a consultare qui e oggi, e non si cerca la causa di questa sofferenza nel passato, ma nel presente e nel concreto. Naturalmente, se la persona vuole o ha bisogno di discutere qualcosa che è accaduto in passato, si puo' dedicare una o due sedute a questo, ma è importante rimanere concentrati sull'obiettivo del paziente nel presente.

Bambini e adolescenti:

il terapeuta riceverà e lavorerà sempre e solo con il genitore in principio, e solo in un secondo momento e se necessario, con il bambino.

Dall'età di 13 anni in poi un bambino è già in condizione di essere ricevuto da solo, se lo desidera, ma lavoreremo sempre in parallelo anche con i genitori, al fine di creare un'alleanza terapeutica con la famiglia. Per gli adolescenti, si lavora come con gli adulti in terapie individuali.

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